Vita da illustratore - Episodio 3


LA MATEMATICA NELL'EDITORIA

Gennaio 2012. Vengo contattata da una casa editrice italiana, il signor V. mi dice che stanno cercando collaboratori per realizzare degli e-book.

Sembra veramente interessante, così mi faccio inviare le indicazioni con quanto richiesto.

Ancor prima delle istruzioni, mi viene premesso che, se non ho un mio racconto da illustrare, me ne verrà inviato uno, ma dovrò dividere il compenso al 50% con lo scrittore.


Ma veniamo alla proposta:

Sono richieste da 10 a 20 illustrazioni e un’ulteriore disegno piccolo per ogni illustrazione.

Tre proposte per la copertina, più frontespizio e quarta di copertina.

Da 5 a 10 disegni per ogni personaggio, per le animazioni.

Il guadagno sarà il 10% sul prezzo di vendita, che varia da 1,00 euro a 6,00 euro.

Il pagamento sarà effettuato sopra ai 50,00 euro.

E non dimentichiamo la premessa iniziale, se il racconto non è mio il compenso verrà diviso al 50%.


Insomma, facendo un rapido calcolo se ne evince che (nella peggiore delle ipotesi), a fronte di un lavoro considerevole (20/30 disegni), sul prezzo di vendita di 1,00 euro guadagnerò 10 centesimi, che diventano 5, se il racconto non è mio.

Per di più, non vedrò un centesimo fino alla soglia dei 50,00 euro. Il che significa vendere almeno cinquecento libri. Non so se ho reso l’idea …

All'epoca ho comunque dovuto declinare l'offerta, perché purtroppo mi mancava il tempo materiale da dedicare ad un progetto così ampio (l'ho già detto che di disegno non ci vivo?). Ammetto però che altrimenti avrei accettato.

Per un illustratore che cerca di emergere, il traguardo della prima pubblicazione sembra a volte un miraggio irraggiungibile e, diciamocelo, saremmo disposti ad accettare quasi tutto per vedere il nostro nome in copertina.

Del resto, se non accetti, dietro di te ci sarà sempre qualcun altro che lo farà, anche gratis magari.

Per ragioni da sempre assolutamente inspiegabili, i lavori artistici et similia (ad eccezione dei professionisti affermati) non vengono considerati impieghi a tutti gli effetti, per i quali corrispondere una quasi onesta retribuzione; ma sono interpretati da molti come un vezzo, un passatempo, per il quale basta promettere un po' di pubblicità gratuita e una percentuale sul guadagno, se mai dovesse esserci.

Comunque mi sono ripromessa di approfondire la questione, introducendo anche il celeberrimo argomento del "verrai pagato in visibilità", ma lo farò in un post dedicato, così da recuperare anche qualche folkloristico aneddoto sul tema!









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